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Enrico Buemi

 

 

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Interventi in aula del senatore Enrico Buemi sul decreto legge sui vaccini

 

La mia generazione è stata quella della poliomelite

Sulla proposta del M5S per il non passaggio agli articoli

12 luglio 2017 - "Signor Presidente, a nome del Gruppo Per le Autonomie-Partito Socialista e MAIE, dichiaro che voteremo contro la proposta del Movimento 5 Stelle per il non passaggio agli articoli, e vorrei motivare la ragione.

Prima, però, chiederei ai colleghi che hanno insinuato un'eventuale interessenza di coloro che sono a favore di questo provvedimento, di ritirare questa affermazione perché è inaccettabile. È inaccettabile in particolare nei confronti di coloro, come il sottoscritto, che tutti i giorni sono in competizione con le multinazionali e sanno perfettamente qual è la loro azione prevaricatrice nel nostro Paese. E però chiederei altrettanto posizionamento quando si discute di altre questioni sulle multinazionali. Spesso c'è molto silenzio in quest'aula quando si discutono certi provvedimenti che riguardano le stesse multinazionali, per esempio sull'apertura del nostro mercato a una concorrenza vera. Vedremo cosa farete quando esamineremo il provvedimento sulla concorrenza. Resto sul merito, colleghi.

Qualcuno ha detto - forse il collega Romani - che in Svezia non c'è l'obbligatorietà per legge della vaccinazione, ma in Svezia non ci sono neanche i cartelli «Non si buttano rifiuti lungo le strade». Cari colleghi, noi abbiamo bisogno dell'obbligo della vaccinazione, perché il nostro Paese è molto disponibile a inseguire le "farlucche", come sta accadendo con questo provvedimento. Qui non c'è bisogno di dimostrare niente; c'è bisogno di prendere atto di quaranta, cinquant'anni di storia della sanità del nostro Paese, di quali sono state le conquiste nel nostro Paese. E se oggi non c'è un pericolo imminente è perché ci sono state quelle conquiste, quell'azione obbligatoria, quel contributo dello Stato alle classi più povere di questo Paese che avevano bisogno dell'obbligatorietà della vaccinazione perché non erano in condizione di pagarsi i vaccini che voi, ricchi, invece, avevate gratis oppure dalle vostre famiglie. Vi siete dimenticati di questo.

La scienza ci dimostra che i vaccini non fanno male, fanno bene, ci mettono al riparo. Quando ci saranno provvedimenti, proposte più avanzate, le esamineremo con grande apertura culturale, scientifica, mentale, etica, religiosa, politica, mettetela come volete.

Oggi la vaccinazione è lo stadio più avanzato di prevenzione per tutta una serie di malattie, in una situazione anche di grande passaggio, di rapidità di persone da un mondo all'altro, che si portano dietro fattori positivi ma anche vecchi e nuovi rischi. Quindi, io sono del parere, cara Ministro, che dobbiamo mettere il cartello «Qui la vaccinazione è obbligatoria». Quando non ce ne sarà più bisogno, toglieremo anche i cartelli dalle strade che dicono di non buttare l'immondizia lungo la strada, ma io che giro l'Italia ne vedo troppa e ne vedo troppa proprio dalle parti dove queste voci si sollevano con grande indignazione."

Sulle pregiudiziali di costituzionalità

12 luglio 2017 - "Sarebbe, tuttavia, utile che in questo caso restasse memoria dei nominativi di quei colleghi che, con un atteggiamento puramente strumentale, vogliono impedire quello che la mia generazione si aspettava dallo Stato. La mia generazione è quella della poliomielite e non vedevamo l'ora, noi piccoli ragazzi, che lo Stato si occupasse del nostro futuro rispetto a una malattia che in quel momento rappresentava un pericolo effettivo per le giovani generazioni.

Alla luce di quella memoria, non posso che votare contro le pregiudiziali di costituzionalità, perché qui non si tratta di limitare la libertà di alcuno, si tratta di responsabilizzare tutti."

Voglio ringraziare le Senatrici Elena Cattaneo e Giuseppina Maturani che hanno voluto richiamare nei loro interventi il mio, seppur breve, come esempio di una situazione particolarmente importante nel lungo percorso di affermazione del diritto alla salute che nel nostro Paese abbiamo dovuto conquistare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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